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	<title>Archiviovdbd's Weblog</title>
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		<title>Archiviovdbd's Weblog</title>
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		<title>&#8220;Benvenuti a Castleville&#8221; di Maurizio di Credico</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Maurizio Di Credico, Benvenuti a Castleville, Genova, Liberodiscrivere, 2007 Non è facile trovare una serie di storie che riescano a trattenere l’attenzione di chi legge dall’inizio alla fine. Di Credico c’è riuscito per la varietà delle trame, sempre originali, sempre ben presentate e che potrebbero dar vita a sedici romanzi, tante sono le sfaccettature che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=52&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/08/18/benvenuti-a-castleville-di-maurizio-di-credico/"><strong><span style="color:#808000;">Maurizio Di Credico, Benvenuti a Castleville, Genova, Liberodiscrivere, 2007</span></strong></a></p>
<p>Non è facile trovare una serie di storie che riescano a trattenere l’attenzione di chi legge dall’inizio alla fine. Di Credico c’è riuscito per la varietà delle trame, sempre originali, sempre ben presentate e che potrebbero dar vita a sedici romanzi, tante sono le sfaccettature che l’autore tocca nel suo viaggio immaginario “ Castleville è una cittadina ridente. Niente a che vedere con le fascinose metropoli della costa occidentale… è una città a misura d’uomo, costruita attorno alle sue esigenze e nel rispetto della superba natura circostante”, Castleville è una cittadina immersa in una natura incontaminata che non esiste, ma che ora esiste perché ideata dall’autore per ambientarvi sedici racconti, a cavallo tra il giallo e il surreale, scritti in maniera accattivante tanto da costringere il lettore a iniziare un nuovo racconto appena terminato l’altro.<span id="more-52"></span><br />
Il primo, al km 15 di Castleville, segue il volo di una foglia e se “ dicono che una foglia non cada mai troppo lontana dall’albero sul quale è cresciuta” il giro che la foglia di Di Credico si trova a fare, prima di riavvicinarsi al suo albero, è sicuramente pieno d’imprevisti, così come di colpi di scena, descritti in modo serrato, senza permettere a chi legge di staccarsi dal testo, sono tutti i racconti, alcuni più brevi altri più lunghi. Tra i brevi cito “ Respirando anime”, al km 1,che inizia in maniera candida “ Dicono che i ricordi dell’infanzia siano quelli che restano maggiormente impressi” e tale rimane sino all’omicidio effettuato in maniera talmente “naturale e logica” che non c’è orrore, ma quiete, mentre il protagonista toglie la vita a….( non si narrano le trame dei gialli). Tra i più lunghi ricordo invece “La casa sull’albero”, al km 2, carica al contrario dell’altro, di azioni e riflessioni  che mi ha rammentato , a tratti i “ I ragazzi della via Pal” di Molnàr e “Il Buio oltre la siepe” di Lee , ma tutti corti o no, riservano sorprese che nel loro insieme propongono una piccola Peyton Place, in giallo.<br />
All’autore i miei complimenti e l’ augurio che il libro abbia il successo che merita.<br />
Sandra</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archiviovdbd.wordpress.com/52/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archiviovdbd.wordpress.com/52/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=52&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>“L’utopia di Moebius” di Alessandra Fagioli</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 14:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L’utopia di Moebius di Alessandra Fagioli (L’Autore Libri Firenze &#8211; 2007) racconta una storia diversa sia perché tratta di un tema poco affrontato in narrativa, l’handicap sia esso fisico, sensoriale, acustico, psichico, sia perché lo svolgersi della vicenda che è ambientata a Egiziaca, una città ideale, porta il lettore a interrogarsi su quale sia il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=48&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/07/27/lutopia-di-moebius-di-alessandra-fagioli/">L’utopia di Moebius</a></p>
<p align="justify">di Alessandra Fagioli (L’Autore Libri Firenze &#8211; 2007) racconta  una storia diversa sia perché tratta di un tema poco affrontato in narrativa,  l’handicap sia esso fisico, sensoriale, acustico, psichico, sia perché lo  svolgersi della vicenda che è ambientata a Egiziaca, una città ideale, porta il  lettore a interrogarsi su quale sia il miglior stile di vita delle persone  sfortunate che tutti noi incontriamo nelle nostre città reali.<br />
Le prime  pagine ci introducono in una città ideale, Egiziaca appunto, costruita seguendo  le tre prospettive del XV secolo esposte a Baltimora, Berlino e Urbino. L’unione  di queste tre città crea un ambiente affascinante dal punto di vista estetico,  ma nello stesso tempo inquietante per il protagonista il Dr. Gemini incaricato  di visitarla per relazionare su questo atipico agglomerato che ospita  disabili.<br />
L’artefice di tutto il progetto è Moebius che ha voluto  concretizzare la sua utopia: una città a portata di handicap, un luogo dove la  diversità diventi la normalità.<span id="more-48"></span></p>
<p align="justify">Cittadini di Egiziaca sono autistici, paraplegici, sordi,  ciechi, tra i quali vivono anche persone cosiddette “normali” oltre che  assistenti sanitari e accompagnatori.<br />
Moebius però non si limita a  capovolgere la prospettiva di vita, ma in locali chiusi o spazi aperti organizza  feste, rappresentazioni teatrali, gare di abilità.<br />
La descrizione delle scene  è molto accurata e alcuni personaggi risaltano sugli altri diventando così  coprotagonisti come il Poeta paraplegico che insinuerà dubbi sulla reale  felicità degli ospiti nel Dr. Gemini.<br />
La lettura porta quindi a riflettere  sui mondi paralleli vissuti da queste persone. Ricordo la descrizione di una  donna su una bicicletta che lustra il suo supporto motorio perché parte  integrante del suo corpo, la partita a dadi tra autistici dove dalle facce dei  dadi i giocatori hanno cancellato i semi delle carte o i numeri. Praticamente  tirano i dadi senza un ordine logico, senza comunicare o forse comunicando in un  modo sconosciuto.<br />
Tutto in fondo è illogico in questa città perché se vengono  meno le barriere che impediscono di vivere nella realtà una vita normale, gli  stimoli ai quali sono sottoposti i cittadini li portano ad amplificare, nel  privato delle loro abitazioni, fobie, ossessioni.<br />
Egiziaca è un paradiso o un  inferno? La risposta viene lasciata al lettore.<br />
Il romanzo nonostante sia  supportato da una profonda conoscenza delle varie patologie, è tuttavia  sviluppato come un giallo per cui la lettura trasporta chi legge in un ambiente  pieno di indizi, di tracce, di enigmi che Gemini, il protagonista riuscirà a  raccogliere e che ribalta, forse, l’apparente impressione positiva.<br />
Un libro  diverso quindi in tutti i sensi che oltre ad essere di piacevole lettura ha il  pregio di focalizzare l’attenzione su un problema attuale qual è l’inserimento  dei disabili nella società e sulle potenziali intrinseche di questi fratelli  “minorati” .</p>
<p>Sandra Palombo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archiviovdbd.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archiviovdbd.wordpress.com/48/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=48&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tautogrammi d’amore e d’amarore  ( la  P )</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[tautogrammi]]></category>

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		<description><![CDATA[Potessi Potessi partire partirei, passerei Porta Portese percorrerei piazze pittoresche per portarti, partner, purpurea pesca, panacea paradisiaca per placarti passione. Percepiresti piacere pelvico perfetto, persistente, persino perverso, purché potessi. Perché potessi? Posso… preparati… Peccato Ponderi per pescarmi perché paio prelibata pesca pesce palombo polposo pittoresco papavero passeggi, pianifichi percorso, parti, parcheggi, pervieni, presenti preziosa parure. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=44&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.fertstorica.it/images/lettera_p.gif" border="0" alt="" width="55" height="50" /></strong></p>
<p><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/28/tautogrammi-damore-e-damarore/"><strong>Potessi</strong></a></p>
<p>Potessi partire<br />
partirei,</p>
<p>passerei Porta Portese<br />
percorrerei piazze pittoresche<br />
per portarti,  partner,<br />
purpurea pesca,<br />
panacea paradisiaca<br />
per placarti passione.</p>
<p>Percepiresti<span id="more-44"></span><br />
piacere pelvico<br />
perfetto,<br />
persistente,<br />
persino  perverso,<br />
purché potessi.</p>
<p>Perché potessi?<br />
Posso… preparati…</p>
<p><strong><img src="http://www.fertstorica.it/images/lettera_p.gif" border="0" alt="" width="55" height="50" /></strong></p>
<p><strong>Peccato</strong></p>
<p>Ponderi per pescarmi<br />
perché paio prelibata pesca<br />
pesce palombo  polposo<br />
pittoresco papavero</p>
<p>passeggi, pianifichi percorso,<br />
parti, parcheggi, pervieni,<br />
presenti  preziosa parure.</p>
<p>Patatrac…!<br />
Perdi parrucca.<br />
Peccato…!</p>
<p>Perdonami,<br />
prediligo pelosi peluches.</p>
<p>****</p>
<p><em>Da Alessandra Palombo” Tautogrammi d’amore e d’amarore”, Genova,  Liberodiscrivere,2005</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archiviovdbd.wordpress.com/44/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archiviovdbd.wordpress.com/44/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=44&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Da “La vita che dà barlumi” di Emerico Giachery</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giachery]]></category>

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		<description><![CDATA[Da “La vita che dà barlumi” di Emerico Giachery Bonario e sferragliante tra pendii privati da cartolina illustrata disseminati di giunchiglie in fiore, è appena ripartito per l’ultima corsa il trenino svizzero di montagna. Nel villaggio deserto invaso a poco a poco dalla sera è rimasto assurdamente aperto un chiosco da Strega Marzapane. Dentro, una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=40&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/27/da-la-vita-che-da-barlumi-di-emerico-giachery/">Da “La vita che dà barlumi” di Emerico Giachery</a></p>
<p align="justify">Bonario e sferragliante tra pendii privati da cartolina  illustrata disseminati di giunchiglie in fiore, è appena ripartito per l’ultima  corsa il trenino svizzero di montagna. Nel villaggio deserto invaso a poco a  poco dalla sera è rimasto assurdamente aperto un chiosco da Strega Marzapane.  Dentro, una Parca occhialuta e segaligna, ritta dietro il bancone, aspetta da  tempo immemorabile una preda: un compratore che dovrà, un giorno o l’altro,  arrivare, scegliere un oggetto tra l’incredibile paccottiglia kitsch che stipa  la minuscola bottega, e ripartirsene poi soddisfatto col suo bravo souvenir  impacchettato sotto il braccio, magari pregustando musicali diletti dal carillon  contenuto nella custodia di legno a foggia di minuscolo chalet. Poco dopo  dall’ombra ecco emergere una figura umana. No, non è l’improbabile cliente: è  una seconda Parca, non meno ossuta e occhialuta. Si accosta in silenzio alla  sorella e socia, l’aiuta a tirar giù l’esigua saracinesca. Poi dileguano  entrambe nel nulla. Intanto ha cominciato a cadere un’acquerugiola puntigliosa e  tenera che certo cullerà per ore ed ore la sopraggiunta notte. <span id="more-40"></span>Una notte  qualunque. Unica, tuttavia. E che non ritornerà mai più.”Eternità d’istante”:  pregnante espressione di Montale. Pienezza, assolutezza dell’attimo. La luce di stasera sul lago, luce quasi radente, obliqua,  invernale, estrema. Suscita un senso intenso di esistenza, ma anche di “fermata”  e insieme di “stupore”. La luce di stasera; e quella, soprattutto invernale, di  Canaletto; e quella di Vermeer. La luce del tardo pomeriggio invernale ha forse  una particolare carica di pathos in quanto “estrema”? La luce obliqua “sceglie”  alcuni oggetti, li investe e li “rivela” in pienezza. Affascinato dalla luce dei  poeti, da Dante a Petrarca, dei pittori, Caravaggio o Vermeer, in “Dove la luce”  Ungaretti fissa in aura di mito il senso di immobilità sospesa (”Dove non muove  foglia più la luce”), di assoluta durata (”L’ora costante”), che la luce del  sole calante sembra suggerire. Nell’incontro amoroso la nostra incompiutezza non  è più un limite, ma un dono, perché soltanto in virtù di essa ci completiamo  nell’altro e completiamo l’altro. Benedetta incompiutezza che ci rende  spiritualmente fecondi e ci consente di crescere (è un verbo logoro per il  troppo uso ed abuso che se ne sta facendo, ma in questo mio febbrile scrivere,  in questa urgenza di fissare, non sempre riesco a trovare espressioni meno  banali). Di crescere attraverso l’altro. L’incompiutezza che può amorosamente  compiersi nell’altro è più ricca di qualsiasi immaginabile compiutezza. La  complementarietà fisica diventa altro, come sempre accade nell’esperienza  d’amore, nella pienezza del reciproco offrirsi, nel “tendere verso”. I sessi  diventano anche segni e simboli, come, del resto, ogni esperienza piena ed  appassionata è insieme reale e simbolica, è immersione e  trascendimento.<br />
Comunicare è, ovviamente, parte essenziale, centrale del mio  lavoro che definirei così: interpretare e comunicare interpretazioni, darne  testimonianza. Il senso di ricchezza della vita deve essere non soltanto fruito,  ma comunicato. Anzi: soprattutto quello deve essere comunicato. Soltanto quello,  arriverei quasi a dire. Che altro è la letteratura se non uno strumento che  esprime quella ricchezza? Li assaporo quei giorni “orizzontali” di tarda  primavera sulla costa tirrenica; e il trepido elaborare il nuovo libro  all’aperto, all’ombra folta e quieta degli alberi; e il mio dire, come forse mai  prima, all’attimo fuggente: “Fermati, sei bello!”. E poi, via via, nel fluire  dei mesi, l’ininterrotto colloquio con la compagna della mia vita, in quest’anno  appena trascorso: colloquio diurno, notturno, di sempre, di tutto. Libero,  inventivo. Invenzione nel e del quotidiano, piacere del piccolo, piacere del  grande: un alito caldo, creatore, su ogni istante, su fatti ed eventi comuni,  che poi comuni non sono. E’ giusto che ci siano fortissimi e pianissimi, ma poi  tutto è dono. “Tutto è grazia”, concludeva Bernanos. La gratitudine, quando è  possibile, la “pietas” verso la vita, quando la vita si mostra benevola e lo  consente, è luce. Il sentimento poetico della vita investe il quotidiano e lo  arricchisce. Non è un lusso. Può essere anzi una necessità. E va irradiato  intorno a noi. Più d’ogni altro dovrebbe irradiarlo chi esercita un mestiere  come il mio: insegnare è innanzi tutto “irradiare”. Nel giorno dell’Epifania è  affiorata alla memoria un’Epifania della prima giovinezza. Avevo scritto qualche  verso. Allora mi capitava, qualche rara volta, senza alcun’intenzione di  pubblicarli. Ce ne sono troppi e poi troppi dovunque. Sui versi pubblicati  concordo con John Steinbeck quando dice che sono come le ostriche: se non sono  di qualità eccellente, meglio farne a meno. La volta che mi accadeva di  scriverne mi pareva di ricevere un dono straordinario e quella volta era lo  splendido dono della notte dell’Epifania. Scrivere versi era segno di un  raggiunto, anche se tanto precario, equilibrio e benessere. Accadeva comunemente  di notte, quietatisi i rumori della vita, addormentatasi la casa. Vegliavo,  ascoltando ritmi interiori che prendevano forma. La prima parola che mi viene in  mente per definire quella condizione è “incanto”, la seconda è “grazia”: uno  stato leggero, libero, una musica di tutto l’essere. Questo rappresentava per  me, allora, l’esperienza di fare versi: paradigma di vita piena e felice,  d’esistenza autentica; squarcio di luce che avrei voluto trattenere a lungo  sottraendolo e sottraendomi all’interminabile catena dei giorni banali, alienati  e alienanti, nei quali sentivo di sperperare il tempo prezioso di giovinezza. Un  che di tenero e di sospeso, come un prodigio di lievitazione. Svegliarsi il  giorno dopo, se quel prodigio perdurava, non era il solito greve e rugginoso  riaffacciarsi allo stentato tran tran, ma uno sbocciare nel nuovo giorno. Mi  alzavo quasi a volo, col passo dell’angelo. Era quella la vera e assaporata  giovinezza che ogni tanto, troppo di rado, per dono inspiegabile, mi si  accendeva dentro. Quei versi dell’Epifania evocavano un’immaginaria fanciulla  (scomparsa allo sbocciare della prima giovinezza) entro un’atmosfera antica,  quasi omerica, tra ancelle e compagne che, ricordandola, filavano. Commento  musicale adatto, anche se proveniente da un mondo tutt’altro che omerico,  sarebbe stato quello che introduce ed accompagna l’episodio di Senta, tra  fanciulle che filano, nell’ “Olandese volante”, o “Vascello fantasma” che dir si  voglia. “Oltre quei monti azzurri” suonava (forse un po’ leopardianamente) uno  di quei mesti versi d’addio, tracciati, per mero caso, su un cartoncino azzurro.  Versi azzurri, azzurra la condizione d’incanto e di grazia di quel mattino  d’Epifania dei miei sognanti vent’anni. “Tempus scribendi”. Scrivere per  testimoniare il senso del vivere che è maturato entro di me. E’ un modo di  sentirmi vivo, lo scrivere, come lo era a vent’anni, anche se non è più l’estasi  azzurra di cui parlavo nel ricordo dell’Epifania. E’, ora, una condizione meno  trepida e rapita. Forse più ricca, più densa. Tutto sommato più armoniosa. Più  “cosmica” nel senso del “totale”, di ancorata ad una totalità. L’assillo così  difficile da esorcizzare del limite che incalza, dell’accorciarsi dell’orizzonte  temporale può arricchire di sapore il vivere.</p>
<p><em><strong>Cenni bio-bibliografici</strong></em><em></em></p>
<p align="justify"><em>Emerico Giachery, che è stato ordinario di Letteratura italiana  moderna e contemporanea in diverse università italiane ed estere, ha preso le  mosse dal metodo stilistico di Leo Spitzer, rievocato molti anni dopo e  applicato a diversi testi da Leopardi a Gadda nel volume <strong>Motivo e  parola, Guida 1990</strong>. Sollecitato via via da contatti con la nouvelle  critique d’Oltralpe e con la psicologia del profondo, ha delineato l’itinerario  degli scrittori come storia interiore di una progressiva scoperta di sé e del  mondo attraverso l’opera (particolarmente in Verga e D’Annunzio, seconda  edizione rinnovata, Roma, Studium 1992). Sempre più proteso verso una critica il  più possibile “totale”, ha studiato tra gli altri Dante, in diverse lecturae  Dantis, Belli, con altri importanti poeti in dialetto (<strong>Dialetti in  Parnaso, Pisa, Giardini 1992</strong>), Pascoli (<strong>Trittico pascoliano,  Roma, Bulzoni 1989</strong>), Montale (<strong>Metamorfosi dell’orto e altri  scritti montaliani, Roma, Bonacci 1985</strong> e <strong>Revisioni montaliane,  Roma, All’insegna dell’Occhiale 1966</strong>), Ungaretti (<strong>Nostro  Ungaretti, Roma, Studium 1988</strong> e <strong>Luoghi di Ungaretti, Napoli,  Edizioni Scientifiche Italiane 1998</strong>). Ha raccontato il significato  della propria esperienza di studioso e i propri incontri con testi e scrittori  nelle pagine affabili e comunicative di <strong>Letteratura come amicizia, Roma,  Bulzoni 1996.</strong> Vivamente interessato alla grande tradizione ermeneutica  da Schleiermacher a Gadamer, di recente ha sostenuto l’esigenza di una  “filologia interpretativa” aderente ai testi e al loro più autentico messaggio.  In collaborazione con Noemi Paolini ha scritto “<strong>Pas de deux”</strong> <strong>per la poesia di Alberto Caramella, Manziana Vecchiarelli 2000</strong>.  Scritto come il precedente in collaborazione con Noemi Paolini,  <strong>Ungaretti “verticale”, Roma, Bulzoni 2000</strong>, rivendica la intensa  e “religiosa” ricerca di senso insita nel corpus poetico ungarettiano, contro le  pur accreditate letture che tendono a ridurlo a un’operazione in gran parte  formale e retorica. Ad esso fa seguito <strong>La parola trascesa, Manziana  Vecchiarelli 2001</strong>, dedicata ai temi della luce e della leggerezza e  alla presenza del mito d’Orfeo.</em></p>
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		<title>Solstizio d’estate. Kōm Ombo,Chartres,Marciana Marina…di Manrico Murzi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[Murzi]]></category>

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		<description><![CDATA[SOLSTIZIO D’ESTATE KŌM OMBO, CHARTRES, MARCIANA MARINA… di Manrico Murzi Nel calendario, quella del 21 giugno non è una data qualsiasi. E’ quando il Sole descrive l’arco più alto nel cielo, il momento in cui la stella che ci nutre, stando perpendicolare sul Tropico del Cancro, ha come un momento di sosta, quasi di indecisione. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=38&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/20/solstizio-destate-kom-ombochartresmarciana-marinadi-manrico-murzi/"> SOLSTIZIO D’ESTATE<br />
KŌM OMBO, CHARTRES, MARCIANA MARINA… di Manrico Murzi</a></p>
<p align="justify">Nel calendario, quella del 21 giugno non è una data qualsiasi. E’ quando il Sole descrive l’arco più alto nel cielo, il momento in cui la stella che ci nutre, stando perpendicolare sul Tropico del Cancro, ha come un momento di sosta, quasi di indecisione. A partire dal giorno dopo, le giornate si accorciano, giacché il Sole riprende ad abbassarsi; il suo punto di levata si sposta di alba in alba sull’orizzonte da Nordest verso l’esatto Est, da dove si alza nei giorni d’equinozio, in autunno e in primavera.<span id="more-38"></span><br />
Nell’antichità, quando le conoscenze astronomiche erano limitate, gli uomini venivano presi dalla paura che il Sole non riprendesse il suo ciclo, ci si chiedeva ansiosi se le stagioni si sarebbero manifestate ancora nella loro successione consueta. Già nella preistoria europea questo stato d’animo e di mente suggeriva la costruzione di edifici in macigni di granito e lastre di pietra con l’ingresso rivolto al punto di levata del Sole, e più spesso quello del solstizio d’inverno, come a Newgrange in Irlanda: da lì si verificava se la crescita del giorno fosse o no ripresa a partire dal 21 dicembre, quando il Sole appare a Sudest.<br />
Il periodo storico ha visto la costruzione di templi, ad esempio quello di Kōm Ombo in Alto Egitto, d’epoca tolemaica, e dedicato a Horus, dove soltanto il 21 giugno un raggio del Sole nascente penetra e illumina la Camera di fondo. Andando più avanti nel tempo, quando nel XII-XIII secolo si costruì la cattedrale di Chartres, l’architetto calcolò che un raggio di sole colpisse un certo punto del pavimento, sempre lo stesso e alla stessa ora, un poco dopo il mezzogiorno del 21 giugno: data che vede ogni anno raccogliersi in quel luogo gente proveniente da varie parti del mondo per assistere al “fenomeno”.<br />
Ebbene, ci piace pensare che Marciana Marina nell’Isola d’Elba, abbia nella Cappella delle Anime il suo monumento al solstizio d’estate. La mattina del 21 giugno, infatti, il Sole si leva a Grecale, da dietro l’Enfola, e i suoi raggi entrano dritti nel tempietto, non creano neanche un filo d’ombra, incendiano di luce l’altare. Intanto giù alla spiaggetta, detta appunto delle Anime, le limpida acqua salata della calanchia emana barlumi di densa chiarità; le ghiaie pare abbiano luce accesa dentro come fossero gusci di alabastro; le erbe della macchia, in ripida ascesa verso la chiesetta, per l’improvviso calore sprigionano in aria profumi di raro incenso. Il giorno dopo lo stipite di sinistra sarà già macchiato da un pensieroso filo d’ombra.<br />
Dopo la lettura del mosaico povero in Piazza della Chiesa, nel quale i simboli disegnati parlano di contenuti esoterici; di idee rivoluzionarie rivolte in quel momento storico alla costruzione di un’Italia unita e libera; di un manipolo di persone, in paese, che praticavano la passionalità, quello slancio laico che fa dimenticare la propria persona fisica per affrontare il rischio a favore della comunità; considerando inoltre che i rivoluzionari sono per lo più romantici e mistici, azzardiamo dire che, dovendosi costruire (non abbiamo date precise) una chiesetta per la devozione popolare alle Anime del Purgatorio, non per puro caso si progettò di orientare il piccolo edificio in modo che in occasione del solstizio d’estate si verificasse l’incontro tra i raggi del Sole nascente e l’altare. Ci chiediamo se è casuale che la chiesetta sia fondata su una punta di roccia, come le altre ritenuta senz’altro un concentrato di energia cosmica; se è casuale il numero sette (tre+tre+uno) dei gradini che portano all’interno del tempietto.<br />
I realizzatori della Cappella, consapevoli che la nostra vita dipende dal Sole, hanno aderito all’idea di una divinizzazione della nostra stella e al culto astronomico che ne consegue.<br />
Che la devozione per le Anime fosse vivo tra i fedeli di Marciana Marina, è confermato dal bel dipinto a olio (non si riesce a sapere data e nome dell’autore), adornante uno degli altari nella chiesa parrocchiale di Santa Chiara. Vi è rappresentata la Madonna col Bambino che assiste al passaggio delle Anime in Paradiso aiutate dagli angeli: “in Paradisum conducant te angeli”, si canta alla fine di ogni cerimonia funebre. Esisteva a quei tempi una Confraternita delle Anime da tempo disciolta.<br />
Forse circolava e circola ancora la credenza che le Anime del Paradiso siano troppo beate per sentirsi veramente vicine alle tribolazioni di questo mondo, e allora ci si rivolge a quelle del Purgatorio. Suffragando così un racconto sufi riferito dal poeta Jalâl al Dîn Rûmi: «Un sovrano chiese un giorno a un derviscio, “Quando sarai gratificato dell’accesso al Re e della prossimità nella Sua Corte, ricordati di me”. E il derviscio rispose, “Quando vengo introdotto a quella Presenza e si irradia verso di me la luce solare di quella Bellezza, non ho nessun ricordo nemmeno di me stesso; come potrei ricordarmi di te?”».<br />
Le Anime del Purgatorio, pur passate a vita eterna, continuano a soffrire; hanno perciò maggiore compassione degli umani. Sono in un luogo di espiazione che le rende pure, degne di salire più tardi in Paradiso; si crede inoltre che le loro pene possano essere abbreviate dalle preghiere dei vivi: sta forse in questo la ragione più profonda del culto a loro rivolto. Quella gloria di maggior luce solare che invade a pieno la Cappella loro dedicata al sorgere del Sole di ogni 21 giugno, può essere un auspicio voluto, un assaggio della grande Luce divina che le attende.</p>
<p>Manrico Murzi</p>
<p>***</p>
<p>Manrico Murzi, Ambasciatore alla Cultura per l’Unesco, poeta giramondo, due volte Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio (1965 e 1974) ha avuto riconoscimenti in Italia e all’estero. Autore di numerosi libri dei quali ricordiamo «Si va a Simboli», ( Rebellato 1979) romanzo poetico dove spesso la prosa cede il posto al canto, con la prefazione di Gianni Toti, «Di Porto in Porto», poesia ‘80-‘95, con la prefazione di Elio Filippo Accrocca. (Biblioteca Cominiana 1996 ), «Di Mare un Cammino»,( Ecig 2002) un itinerario poetico del Mediterraneo intessuto di memorie personali, incontri con alcuni personaggi che hanno tessuto la tela culturale e politica del secolo XX. Murzi fa parte dell’Unione Europea Scrittori Artisti Scienziati. Padrone di varie lingue ha tradotto «I Doni di Alcippe» di Marguerite Yourcenar, per Bompiani 1987, Il Rione dei Ragazzi» di Nagib Mahfuz, capolavoro proibito per cui il Nobel egiziano, condannato a morte dai fondamentalisti islamici, è stato accoltellato, e Murzi, suo traduttore, minacciato di morte in Egitto, tutte le opere dei poeti Ossip Mandelstam e Costantino Cavafis e altri autori stranieri.</p>
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		<title>Ernestina : Io amo un Duca sapete?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[RaccontiSandra]]></category>

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		<description><![CDATA[Ernestina: Io amo un Duca sapete? Buongiorno a tutte voi, mi chiamo Ernestina e ho trascorso ben cinquantotto primavere. Se mi trovo in questa luogo è soprattutto per curiosità, ma in parte perché desidero capire e conoscere come si svolge una seduta di psicoterapia, quali meccanismi ci stiano dietro, insomma. So che questo corso non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=33&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview">
<p align="justify">
<p><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/14/ernestina-io-amo-un-duca-sapete/"><span style="color:#ff0000;"><strong>Ernestina: Io amo un Duca sapete?</strong></span></a></p>
<p align="justify">Buongiorno a tutte voi, mi chiamo Ernestina e ho trascorso ben  cinquantotto primavere.<br />
Se mi trovo in questa luogo è soprattutto per  curiosità, ma in parte perché desidero capire e conoscere come si svolge una  seduta di psicoterapia, quali meccanismi ci stiano dietro, insomma.<br />
So che  questo corso non è un vero e proprio esame psicoanalitico, ma so anche che,  quando ci si trova a parlare in queste situazioni, in qualche modo ci si denuda,  senza  ottenere alla fine, nessun beneficio se non quello di aver trascorso un  pomeriggio in compagnia.<br />
Ah, volete per caso sapere  perché non ho fiducia  negli psicologi in generale? Il ragionamento è molto semplice: il cervello è un  insieme di cellule alimentate da sali, vitamine e proteine che assumiamo col  cibo e può capitare che, a causa di qualche carenza, vada in corto circuito. In  tal caso lo psichiatra, che  è un medico vero, dopo aver diagnosticato  la<br />
malattia con una visita accurata e delle analisi mirate, ha la possibilità  di prescrivere la cura più appropriata.<span id="more-33"></span><br />
Eleonora, un’amica di vecchia data,  la pensa in maniera diversa e, per accontentarla e dimostrarle che ho ragione  io, mi sono iscritta al corso; sì, diciamo che ho  bisogno di vederci  chiaro.<br />
A questo punto, per partecipare, devo raccontarvi qualcosa di  me.<br />
Posso, con serenità, affermare di avere un carattere forte e sicuro che  mi ha permesso di superare ostacoli di natura diversa, fra cui anche l’unico  passo sbagliato che ho fatto in vita mia, l’aver sposato un uomo su suggerimento  di un prete.<br />
Ero giovane e con ingenuità credevo che il suo abito lo  rendesse infallibile e che chiunque portasse un colletto bianco al collo fosse  un saggio perfetto e non  un comune mortale come noi!<br />
Tornando alla mia  storia, fu proprio frequentando la parrocchia del mio quartiere che conobbi  Arturo, mio marito.<br />
Orfano di madre, viveva con la seconda moglie del padre,  una donna che lo allevò come se fosse suo. Ma anche questo lo capii in un  secondo tempo.<br />
Nei momenti morti, prima e dopo le funzioni o l’inizio delle  riunioni dell’Azione Cattolica, lui mi parlava della sua vera mamma con dolore.  O almeno mi pareva che fosse dolore, prima di rendermi conto che invece era  semplice dolorismo.<br />
Ridete perché ho usato la parola dolorismo? Avete  ragione, suona buffa, ma secondo me indica bene quel piangersi addosso delle  persone che non hanno carattere. Il dolore si vive in silenzio o si esprime in  maniera rabbiosa, il dolorismo è una nenia continua che alla lunga addormenta  chi l’ascolta tutti i giorni.<br />
Anche, Arturo ne era ammalato ed io mi sposai  con lui e la sua cantilena, che allora mi faceva pensare alla storia della  Piccola fiammiferaia e  toccava le corde della sensibilità immatura.<br />
Nei primi anni di matrimonio presa dal nuovo ruolo di  sposa, dalle incombenze domestiche, dal lavoro che avevo rifiutato di lasciare e  dalle iniziative parrocchiali, non mi accorsi di avere sposato un uomo fantasma.  Arturo non interveniva nelle mie decisioni, se mi rivolgevo a lui per un  consiglio mi rispondeva che potevo fare quello che volevo. Pensavo lo dicesse  perché mi amava, quando invece si trattava di apatia. Era un brav’uomo, ma  valeva poco. L’amore o meglio l’idea romantica che mi ero costruita dell’amore  svanì giorno dopo giorno. Mi concedevo a lui , le rare volte che mi cercava, per  semplice dovere di moglie. Nacquero così i nostri tre figli e la mia vita   continuò a realizzarsi.<br />
Ecco perché parlo di primavere. Ogni parto ha  rappresentato una buona stagione e anche Arturo potrei paragonarlo a una  primavera serena, simile ai disegni che rappresentano l’inizio della nuova  stagione nei  sussidiari di scuola, un ramo fiorito, le uova di Pasqua, le  campane senza suono.<br />
Non ho mai provato invidia per le mie amiche che avevano  un marito con cui ridere e scherzare. Il mio  portava uno stipendio, stava zitto  e buono e mi bastava.<br />
Andavo e venivo da casa a mio piacimento, partecipavo a  tutte i pellegrinaggi da buona cristiana.  L’amore?<br />
Capii che l’amore non  esisteva se non nella nostra immaginazione e quindi me lo sono trovato da sola,  come da sola ho risolto i problemi dei ragazzi ai quali ho dedicato la mia  vita.<br />
In casa nessuno ha mai saputo niente di questa mia passione segreta:  nell’immaginario l’amore si identifica con lacrime, baci, carezze audaci ed io  l’ho incontrato, come spesso succede , per caso e per la precisione nella  biblioteca comunale.<br />
Tutto iniziò da una forcina per capelli che mi scivolò a  terra: mi chinai a raccoglierla e le mie mani toccarono altre mani, quelle del  Duca D’Augias.<br />
Ah….che amore, immortale e intramontabile. Il duca, lo chiamo  così anche in privato, è capace di trasportarmi in mondi fantastici da una  chiatta sul fiume, alla periferia di una città, alla Palestina, al laghetto  delle oche.<br />
Due anni fa il mio povero marito morì, in silenzio come aveva  vissuto, ma i miei figli non accettano ancora la storia con il Duca, dicono che  mi manda fuori di testa.<br />
Quando Arturo  era ancora vivo, incontravo il mio  amore una volta al mese.<br />
Qualche volta mi accompagnava nei pellegrinaggi,  soprattutto in quelli che duravano una o due settimane, ma sempre di  nascosto.<br />
Ora che il marito fantasma è andato in cielo dalla sua mamma vera,  la sera posso finalmente stare in camera con il Duca. Chiudo la porta,  apparecchio il comodino con una tovaglia di lino lavorato a punto  a croce,  accendo le candele profumate, verso il rosso nei bicchieri e, presa da questa  atmosfera romantica, ceno con lui.<br />
E’ un uomo veramente bello! Alto, snello,  il suo corpo atletico ricorda le statue greche e l’azzurro dei suoi occhi, che  contrasta con la carnagione scura, lo rendono simile a un principe  orientale.<br />
Insieme parliamo, ridiamo, ci sorridiamo… Il Duca mi racconta   storie sempre diverse, le crociate alle quali ha partecipato, la sua ribellione  contro il re quando prese coscienza che le crociate cristiane non erano altro  che uno strumento per ingrandire il Regno.<br />
Tutto questo davanti a un piatto  di pasta al ragù di quaglie che non mi fa mai mancare. E poi… è un amante  premuroso e attento come ne esistono pochi.<br />
Da… dove entra in camera? Non  entra,ovvio, lui vive nella stanza, nascosto tra le pagine di un libro.<br />
La  sera con un pennello spolvero il dorso e, come succede nelle favole, lui appare  e viene a parlarmi d’amore.<br />
Ecco: così mi sono costruita la mia immortale  passione: il Duca d’Augias e ho risolto anche questo problema.</p>
<p>Racconto presente in<strong><em> Es temporanea &#8211; 24 donne per un  romanzo</em></strong>, Genova, Liberodiscrivere, 2005.</div>
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		<title>Anoressia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[tautogrammi]]></category>

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		<description><![CDATA[Anoressia Appena arriva  appare amniotica acqua amena alchimia addosso, adagio, àncora annulla, annotta animo asmatico alfine ammala, ammazza.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=31&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<h2><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/10/anoressia-tautogramma/"><span style="color:#ff0000;">A</span><span style="color:#000000;">noressia</span></a></h2>
<p>Appena arriva  appare<br />
amniotica acqua<br />
amena alchimia<br />
addosso,  adagio, àncora<br />
annulla, annotta<br />
animo asmatico<br />
alfine ammala,  ammazza.</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archiviovdbd.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archiviovdbd.wordpress.com/31/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=31&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Rosso Mobbing</title>
		<link>http://archiviovdbd.wordpress.com/2008/10/06/rosso-mobbing-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:26:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[sillogi brevi]]></category>

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		<description><![CDATA[In ufficio si sta come un foglio di carta riciclata accartocciata nel cestino. Fine settimana Anche questa settimana è passata. Nessuna novità sul fronte del lavoro. C’è il sole e pochi turisti per strada. Presto il paese scivolerà nel silenzio totale. Il diminuire dei rumori va di pari passo con lo scemare della luce del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=29&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/09/rosso-mobbing/">In ufficio si sta come un foglio</a><br />
di carta riciclata accartocciata<br />
nel  cestino.</p>
<p><strong><em>Fine settimana</em></strong></p>
<p>Anche questa settimana è passata.<br />
Nessuna novità sul fronte del lavoro.  C’è il sole e pochi turisti per strada.<br />
Presto il paese scivolerà nel  silenzio totale.<br />
Il diminuire dei rumori va di pari  passo con lo scemare della luce del giorno.<br />
Settembre però è il periodo più  bello.<br />
L’aria è tersa, fa caldo e non c’è afa. Si dorme bene dopo  pranzo.<br />
Nel sogno lei saliva una scala che da una camera da letto  portava<br />
al piano superiore per terminare su un varco, ad arco.<span id="more-29"></span></p>
<p>Chiunque poteva entrare in lei e uscirne.<br />
Ecco perché ha vissuto con la  paura dentro.<br />
Le ha salite una seconda volta, in compagnia di  un’amica.<br />
C’era la porta stavolta, ma tutti avevano la chiave.<br />
Ha pensato  che avrebbe dovuto cambiare il tamburo della serratura.<br />
La casa, di campagna,  era al centro di un grande giardino all’italiana<br />
con tanti alberi secolari e  salici e lecci e sughere e viali di ghiaino<br />
con aiuole di rose, circondato, a  sua volta, da gialli campi di fieno tagliato<br />
che formavano un tappeto  ispido.</p>
<p>Sogna sempre case strane quando attraversa periodi di particolare  tensione.<br />
Case che hanno le fondamenta a falce di luna, come le  barche,<br />
instabili e oscillanti,<br />
case buie sotterranee,<br />
case che ha poi  rivisto nella realtà,<br />
case di campagna e case di città,<br />
case italiane e di  paesi lontani.<br />
La sua casa interiore non è solida, se colpita da fortunali,  traballa e le appare in sogno.<br />
La più bella che ricorda è una piccola  costruzione in pianura.<br />
Davanti all’entrata aveva un mare viola, una distesa  di lavanda fiorita.<br />
Il suo mare interiore sciaborda.</p>
<p>Ha due giorni di tempo per calmare le acque e recuperare.<br />
Adesso è  stanca.Il pensiero è fisso all’ufficio.<br />
A che serve studiare e pensare con la  propria testa?<br />
Per anni ha lavoravo sodo, è stata sempre disponibile, è stata  scema.<br />
Per lo stipendio si deve lavorare. Non per altro.<br />
Obbedienza e  sottomissione serve, e anzianità di servizio.<br />
Il resto solo parole…parole…,  anzi bolle di parole.<br />
Il sole sta tramontando, l’aria è ferma , il mare una  piana.<br />
Spera stanotte di non sognare case.</p>
<p><em><strong>Mobbing</strong></em></p>
<p>Mi mandò, manager,<br />
mendaci messaggi,<br />
mi mortificò<br />
mediante mansioni  minori,<br />
magistralmente<br />
mi maltrattò molto,<br />
moralmente.</p>
<p>Montò<br />
malumore<br />
malessere,<br />
malinconia<br />
mestizia.<br />
Marcai  malattia.<br />
Meditai.</p>
<p>Morale:<br />
Magistratura?<br />
Macché!<br />
Meglio minimizzare<br />
muoversi, mutare  mestiere<br />
magari monotono,<br />
ma meno molesto.</p>
<p><em><strong>Etica</strong></em></p>
<p>Anche se lo stomaco<br />
rumina un rimbrotto<br />
- è utile l’etica se riscuote  il contrario? -<br />
la laringe sigilla la rabbia<br />
che vorrebbe gridare:  Ingiustizia!</p>
<p>C’è da perdere il sole e il sorriso<br />
pensando all’impiego passato,  presente<br />
e a quello futuro,<br />
estraneo<br />
quanto l’unghia di un pesce.</p>
<p><em><strong>Ansia</strong></em></p>
<p>Sul binario di scambio<br />
non riesce a stare ferma la mente.<br />
Pensieri in  catena<br />
gonfiano l’ansia e s’incuneano,<br />
come processionarie ai pini<br />
nel  ventre e nel cuore,<br />
ora con rabbia, paura e tristezza<br />
ora con fiori,  colorati e odorosi.</p>
<p><strong><em>Rossomobbing</em></strong></p>
<p>Nei tornanti interiori<br />
onde morbide<br />
striate di rosso<br />
scolorano<br />
la  rabbia invasiva<br />
che fa perdere<br />
il sonno ed il senno.<br />
Rosso è il  mobbing,<br />
rosacqua la quiete.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archiviovdbd.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archiviovdbd.wordpress.com/29/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=29&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Petrolio in concerto</title>
		<link>http://archiviovdbd.wordpress.com/2008/10/06/petrolio-in-concerto-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[RaccontiSandra]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Petrolio in concerto Come ogni mattina, apro gli occhi un attimo prima che la sveglia arancione suoni. Come ogni mattina, sollevo la trapunta, appoggio i piedi sul pavimento e passo dalla sala per arrivare in cucina. Come tutte le mattine, accendo il personal computer, carico la moka e la metto sul gas, spalmo la marmellata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=25&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview"><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/07/petrolio-in-concerto/"><strong>Petrolio in concerto</strong></a></p>
<p align="justify">Come ogni mattina, apro gli occhi un attimo prima che la  sveglia arancione suoni.<br />
Come ogni mattina, sollevo la trapunta, appoggio i  piedi sul pavimento e passo dalla sala per arrivare in cucina.<br />
Come tutte le  mattine, accendo il personal computer, carico la moka e la metto sul gas, spalmo  la marmellata di more sul pane integrale.<br />
Come tutte le mattine, vado in  bagno ed apro il rubinetto del lavabo di ceramica bianco.<span id="more-25"></span></p>
<p align="justify">Il primo piacere della giornata è il contatto dell’acqua col  viso; talvolta capita che sia torbida, specialmente dopo una giornata di cattivo  tempo.<!--more--><br />
Di solito, se si lascia scorrere alcuni minuti, torna  chiara. Stamani non è limpida.<br />
Alzo la leva del rubinetto e nell’attesa che  riacquisti un colore passabile, ancora mezza addormentata, vado a controllare la  caffettiera e mi affaccio al vetro della finestra a guardare il  cielo.<br />
Seguendo l’orologio interno al corpo, inizio a sorgere  lentamente.<br />
Rientro in bagno, ma l’acqua ancora non è trasparente come mi  aspettavo, si sta scurendo sempre più. Mi stropiccio gli occhi. Li  riapro.<br />
Ciò che vedo non mi piace: il liquido adesso è ancora più scuro, ha  un brutto colore marrone.<br />
Chiudo la porta, torno in cucina. Verso il caffè  ristretto nella tazzina senza piattino, aggiungo una bustina di dolcificante e  lo porto in sala.<br />
Bevo il liquido scuro, benedicendo chi lo ha inventato,  mentre gioco a scala quaranta col pc fumando la prima sigaretta della  giornata.<br />
Sbaglio a scartare. Lui vince la prima, io la seconda mano. Alla  terza mi sono già annoiata e consapevole dell’inutilità della vittoria, perdo e  chiudo.</p>
<p align="justify">L’acqua in bagno è ancora scura. Questa volta aspetto. Voglio  svegliarmi del tutto.<br />
Sopra il lavabo, un grande specchio riflette la mia  immagine e una macchia nera a forma di puma. Chino la testa.<br />
Dal rubinetto  l’acqua che esce è nera come la pece. Non penso, meccanicamente abbasso la leva  per chiudere il rubinetto; nello stesso istante, automaticamente si apre quello  del bidet che zampilla liquido nero producendo un suono meccanico simile al  pendolo di un orologio a cucù.<br />
Non capisco; mi trovo ad osservare la stanza  da bagno come se appartenessi ad un’altra realtà, spettatore di una  rappresentazione teatrale all’inizio del primo atto quando ancora ignora  l’atmosfera in cui sarà catapultato.<br />
Inizio ad incuriosirmi. Decido di  interagire con quanto succede sul palco.<br />
Chiudo il bidet mentre il rubinetto  della vasca si apre da solo e riversa con forza il liquido sulla ceramica,  liquido nero che gorgoglia.<br />
Anche la cassetta sopra il water si mette a  versare imbrattando il blocco bianco e le mattonelle che avevo pulito una per  una il giorno prima.<br />
Rassegnata penso che dovrò riprendere in mano spugna e  lisciva.<br />
Con l’indice tasto il nero. Sembra latte, ma è petrolio, petrolio  oleoso, appiccicoso, dall’odore pungente che a me piace. Sa di mare, di quando  il catrame sulle ghiaie bianche a pois neri, a tradimento, mi sporcava i piedi  mentre un ragazzo mi baciava, carezzando il seno coperto dal bikini.<br />
Mi tocco  il corpo con le mani sporche. Spalmo il liquido vischioso sulla pelle. Continuo  sino a quando non sono del tutto ricoperta dalla sostanza nera. Mi specchio e  rido; mi mancano gli anelli all’interno dei lobi e la labbra carnose che non ho  per trasformarmi in un’ indigena di qualche sperduta tribù africana. Passo la  punta della lingua sulle mie labbra fini e il sapore mi piace e allora ballo;  ballo come se mi trovassi in un campo arido e strinato dal sole ad invocare la  pioggia assieme ad altre persone simili a me. Immagino un cerchio e un  capofamiglia nel centro che canta con un tono superiore agli altri: il suo  aspetto è autorevole; nonostante sia quasi nudo, incute rispetto. Canta con le  braccia alzate. Noi gli rispondiamo con formule cantilenanti che ricordano nel  ritmo quelle delle litanie intonate dai preti. Noi? No, sono sola e sono in  bagno.</p>
<p align="justify">Mi fermo, cerco di ricordare dove ho messo la trielina, se l’  ho riposta nello stanzino in fondo al corridoio o nell’armadietto del bagno  assieme alle creme solari.<br />
Nel momento che mi vede indecisa in quale  direzione andare, tutti i rubinetti si aprono in contemporanea: water, bidet,  vasca, doccia, lavabo, Il rumore è assordante, un fiume nero sommerge in pochi  minuti l’impiantito, raggiunge le caviglie producendo dei piccoli mulinelli.  Tante onde asimmetriche mi circondano, sulla cresta galleggiano bollicine come  quelle che affiorano sul mare dopo una ponentata.<br />
Il tempo di pensare ad un  titolo, Petrolio in concerto, e urlo. Atterrita scappo da quel mare nero, che mi  sembrava amabile e che ora vedo come una minaccia. Ho paura, paura che mi  soffochi. Non voglio morire in questa maniera, sporcata di nero, sommersa da una  sostanza ignobile e sconosciuta. Svelta apro la porta che richiudo con un colpo  secco per salvare almeno in parte il corridoio dal liquido che già esce dalla  fessura bassa in maniera silenziosa, ma costante.<br />
E’ il momento di  rimboccarsi le maniche e di iniziare la giornata.</p>
<p align="justify">Come ogni mattina, apro gli occhi un attimo prima che la  sveglia arancione suoni.<br />
Come ogni mattina, sollevo la trapunta, appoggio i  piedi sul pavimento e passo dalla sala per arrivare in cucina.<br />
Come tutte le  mattine, accendo il personal computer, carico la moka e la metto sul gas, spalmo  la marmellata di more sul pane integrale.<br />
Come tutte le mattine, vado in  bagno ed apro il rubinetto del lavabo di ceramica bianco.</p>
<p align="justify">Mezza addormentata tiro su l’avvolgibile della finestra. Scosto  la tenda. Nel cielo nuvole filiformi ricordano quelle dei quadri secenteschi ;  l’aria è luminosa, non buia. Il vento sposta i rami delle palme che si muovono  come fossero marionette collegate al cielo da un filo di nylon.<br />
Mi guardo  allo specchio il viso ancora gonfio di sonno. Apro il rubinetto e con le mani a  coppa raccolgo l’acqua che getto sul viso. Solo dopo lo insapono.<br />
E solo dopo  che l’ho lavato metto la crema idratante. E’ troppo bello sentire l’acqua  arrivare sul volto come fosse un’ondata che si schianta contro uno scoglio che  affiora in superficie e lo ricopre.<br />
Allungo la mano per prendere un  asciugamano e a destra, in terra, accanto al mobiletto bianco, mi pare di notare  delle piccole forme scure, ma un pensiero mi distrae : ho dimenticato di far  uscire Biancobaffo ieri sera.<br />
Chiamo il cane che arriva scodinzolando, lo  afferro per il collare e lo spingo fuori del portone da solo, anche se correrà  dietro alle macchine abbaiando e mi toccherà ascoltare le lamentele del vicinato  perché uscire in strada in vestaglia mi sa di vecchia.<br />
Bevo il caffè, torno  in bagno a lavarmi i denti. Strofino gli occhi dove minuscoli aloni scuri  appannano la vista. Sono sveglia adesso, spalanco gli occhi, a fianco della  vasca tante sfere di piccole dimensioni, nere, senza odore, né forma.<br />
Non so  come ci siano arrivate. A destra in basso sullo specchio noto una sagoma a forma  di puma.<br />
Torno in camera per mettermi gli occhiali che la sera depongo sul  marmo nero del canterale. Li inforco. Prendo la scopa e pulisco. Mi lavo  accuratamente le mani, verso un po’ di caffè nero in una tazzina aggiungo del  latte e scaldo tutto nel forno a microonde. Guardo fuori della  portafinestra.<br />
Davanti a me scorrono le immagini di ogni giorno: il  pensionato, diventato giardiniere, avvia la sua monovolume, lo scuolabus giallo  coperto di polvere attraversa la strada, la prima uscita della signora in jeans  con il cane, la corsa dell’autobus arancione con a bordo studenti, impiegati,  donne delle pulizie, anziani che si recano all’ospedale per le analisi del  sangue e Baffobianco che corre, corre come un fulmine dietro a uno strano  animale nero. Che sia un puma? Rido da sola : “ Un puma in paese? Eppure, a  pensarci bene, non sarebbe così assurdo. Tutto è possibile. “<br />
L’aria appare  linda e pulita, le nuvole sono lontane, ma è solo apparenza; esiste una gamma di  colori tra il blu del cielo e il grigio delle nuvole che percepiamo a seconda  delle nostre lenti.<br />
Inforco gli occhiali da massaia e inizio ad aprire le  finestre per far entrare l’ aria che mi sveglierà del tutto.<br />
Sandra Palombo</p>
</div>
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		<title>&#8220;Cuore di mamma” di Rosa Matteucci &#8211; lettura -</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 13:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>archiviovdbd</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[“ Cuore di mamma” di Rosa Matteucci, Adelphi , 2006. Per il fine settimana Luce va sempre a casa di sua madre vecchia. Verso una resa dei conti, il giudizio universale dei vincoli di sangue. Stavolta deve affrontare la battaglia decisiva per la sua salvezza e deve farcela. Non può più permettersi alcun errore, alcuna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=21&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#808000;"><a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/06/cuore-di-mamma-di-rosa-matteucci-letture/"><span style="text-decoration:underline;"><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">“ Cuore di mamma” di Rosa Matteucci, Adelphi , 2006.</span></span></span></span></a></span></p>
<p><span style="color:#808000;"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-size:small;color:#808000;"><span style="font-family:Times New Roman;">Per il fine settimana Luce va sempre a casa di sua madre  vecchia. Verso una resa dei conti, il giudizio universale dei vincoli di sangue.  Stavolta deve affrontare la battaglia decisiva per la sua salvezza e deve  farcela. Non può più permettersi alcun errore, alcuna distrazione nel valutare  il rischio. Deve celebrare le esequie e seppellire i suoi sentimenti. <span id="more-21"></span>Deve  essere forte. Nessun cedimento è più ammesso. La  strategia vincente è stata architettata in maniera perfetta, come ogni singolo  passo verso la soluzione. Parola per parola; stratagemma e bugia, inganno a fin  di bene e diktat. Sua madre sarà costretta a capitolare, ad accettare per  sempre, da lì fino alla fine del mondo e al momento dell’eterna armonia, le  nuove regole di condotta decretate per la sua sopravvivenza e per quella della  figlia. Dovrà sottomettersi al rispetto delle opportune garanzie, volte ad  assicurare un minimo sindacale di serenità alla sua unica figlia, <!--more-->la  quale non può sopportare oltre il peso della responsabilità dell’esistenza di  una vedova che si ostina a vivere da sola, indocile e selvatica, abbandonata e  triste. Ada dovrà accettare l’estremo atto di tutela, consistente nell’elezione  intra moenia di una guardiana con qualifica di badante.”<span class="wuztesto"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span><span class="wuztesto"> </span><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">La determinazione di Luce, una donna senza figli e  separata, si scontrerà, purtroppo, con quella della vecchia madre, Ada, una  donna sciatta, un po’ fuori di testa, che vive in un alloggio sudicio e  trascurato.</span></span></span><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span><span class="wuztesto"><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Con un taglio grottesco  e ironico l’autrice racconta l’amarezza di una situazione che non trova  soluzione in un crescendo di speranze puntualmente deluse come “l’amore”<span> </span>a senso unico di Luce<span> </span>verso Gianluca, un paesano, e la  Festa<span> </span>di Natale al Centro anziani dove Ada viene colpita da un  ictus in un’atmosfera tra la farsa e il grottesco.</span></span></span><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></span><span class="wuztesto"><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il  finale a sorpresa concilierà Luce con l’esistenza grigia che le è toccata in  sorte e che è narrata dall’autrice con maestria e con un ritmo serrato che non  consente tregua al lettore.</span></span></span><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span><span class="wuztesto"> </span><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Una vicenda comune che  l’autrice<span> </span>trasforma in un romanzo di indiscussa originalità e  molto godibile.</span></span></span><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></span></span></span></p>
<p><span style="color:#808000;"><span class="wuztesto"><span class="wuztesto"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sandra  Palombo</span></span></span></span></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/archiviovdbd.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/archiviovdbd.wordpress.com/21/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=archiviovdbd.wordpress.com&amp;blog=2464893&amp;post=21&amp;subd=archiviovdbd&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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